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Il nuovo limite per il pagamento in contanti è ufficialmente in vigore: la nuova soglia massima è 2.000 euro, destinata a scendere a 1.000 euro da gennaio 2022. Di seguito le novità in arrivo e le sanzioni per chi non rispetterà il nuovo limite.
Il cambiamento della soglia limite per i pagamenti in contanti non è una novità per i cittadini italiani. Infatti, a seconda della politica adottata dai vari governi nel corso degli anni, la normativa antiriciclaggio ha subito numerose modifiche in particolare modo in relazione al limite contanti. Se a partire dal 6 dicembre 2011, con la direttiva del 13 agosto 2011, la soglia massima per i pagamenti in contanti era stata fissata a soli 999,99 euro, con il Governo Renzi, con la Legge di Stabilità 2016 (art. 1, commi 898 e 899, Legge n. 208 del 28 dicembre 2015), tale soglia era stata innalzata fino a 3.000 euro, ad eccezione degli assegni e dei money transfer, su cui è sempre rimasto il limite dei 999,99 euro.
Il collegato fiscale alla Legge di Bilancio 2020 (art. 18, comma 1, lett. a, del D.L. n. 124 del 26 ottobre 2019), aggiunge all’articolo 49 il comma 3-bis, che prevede una diminuzione di tale tetto “per tappe”. il Governo Conte, infatti, intende regolarizzare la normativa antiriciclaggio, con l’obiettivo di limitare l’uso del contante («Piano per la rivoluzione cashless») da parte dei cittadini italiani, e di conseguenza, frenare l’evasione fiscale nel nostro Paese. In questo modo, è possibile monitorare più facilmente i movimenti di denaro costringendo i consumatori ed i contribuenti a pagare in modo tracciabile una cifra relativamente bassa.
Con il nuovo limite del decreto fiscale cosa cambia?
Nello specifico a partire dal 1° luglio 2020, sarà dunque possibile (salvo per i money transfer, per i quali la soglia massima resta fissata a 1.000 euro):
- fino a 1.999 euro trasferire soldi in contanti ad un’altra persona o azienda;
- a partire da 2.000 euro, per poter trasferire moneta da un soggetto ad un altro, è necessario l’utilizzo di strumenti tracciabili (bonifico bancario, carta di credito, ecc.).
Ciò implica che i pagamenti in contanti a enti, aziende o persone fisiche fino a €1.999,99 saranno permessi – dietro richiesta di rilascio di ricevuta. Le transazioni di valore superiore a €1.999,99 dovranno invece essere effettuate con modalità di pagamento tracciabili come assegni, carte di credito, bancomat, eccetera.
Questo limite avrà validità fino al 31 dicembre 2021, quando il tetto dei pagamenti in contante scenderà a €1.000,00 a partire dal 1°gennaio 2022 previsto a suo tempo dal cd. “decreto Monti” (art. 12, comma 1, del D.L. n. 201 del 6 dicembre 2011).
Limite contanti per prestiti e donazioni
Il limite dei pagamenti in contanti di 2.000 euro stabiliti dal decreto fiscale 2020 che andrà in vigore dal 1° luglio 2020, è valido per qualsiasi tipologia di trasferimento di denaro.
Per questo motivo, la soglia contanti riguarda anche trasferimenti di contanti per prestiti, donazioni e regali, anche se nei confronti di parenti. Non sarà possibile nemmeno effettuare tali trasferimenti di contanti in maniera continuativa del tempo, in quanto la soglia limite dei 2.000 euro sarà considerata raggiunta anche se cumulativamente.
Dunque, nei casi in cui un genitore intende dare in prestito o in regalo, anche al proprio figlio, una cifra che supera i 2.000 euro in contanti della soglia limite, potrà farlo solo attraverso metodi di pagamento tracciabile. Ciò significa che il trasferimento dei soldi potrà avvenire esclusivamente tramite un assegno non trasferibile o tramite bonifico bancario.
L’alternativa al contante: quali sono gli strumenti di pagamento tracciabili?
Come abbiamo detto, a partire da 2.000 euro o, dal 1° gennaio 2022, a partire dal 1.000 euro non è possibile versare contanti ma bisogna usare strumenti tracciabili. Ma quali sono gli strumenti tracciabili? Eccoli:
- carte di credito;
- carte di debito (bancomat);
- assegni circolari;
- assegni bancari non trasferibili;
- carte prepagate;
- app per smartphone;
- vaglia postali;
- bonifici bancari;
- bonifici postali.
Quali sono gli obblighi dei pagamenti tracciabili?
A proposito dei pagamenti tracciabili, con la Legge di Bilancio 2020, sono stati approvati ulteriori obblighi, ribadendo alcuni di quelli già esistenti, anche per quanto riguarda il pagamento tramite metodi tracciabili.
Innanzitutto occorre specificare cosa si intende per pagamenti tracciabili. Questi sono definiti come tutti quei metodi di trasferimento di denaro che sono registrati e, quindi, tracciabili.
Per questo motivo, i pagamenti in contanti non rientrano in questa categoria, ma sono considerati metodi tracciabili i pagamenti tramite bonifico bancario o postale, assegno, moneta elettronica, addebito diretto, pagamenti tramite cellulari o tablet (con app dedicate).
A tal proposito, tra le operazioni di trasferimento di denaro che dovranno essere effettuate soltanto attraverso pagamento tracciabile, vi sono quelli relativi al pagamento del canone di locazione, pagamenti nei settori del commercio e dei servizi, pagamenti F24 per TASI, IVA e IMU che siano superiori a 1.000 euro e ancora per i pagamenti relativi a servizi pubblicitari online, ed infine, stipendi e retribuzioni a favore dei lavoratori.
Limiti anche per donazioni e prestiti tra famigliari
Precisamente, il tetto comporta che fino a 1.999 euro è possibile dare soldi in contanti ad un’altra persona o a un’azienda. Dai 2.000 euro in su, invece, per trasferire denaro da un soggetto a un altro è necessario uno strumento tracciabile, come il bonifico bancario, la carta di credito, ecc. Il limite riguarda sia chi riceve il denaro, sia chi effettua il pagamento. E tocca anche le donazioni e i prestiti, anche se fatti tra famigliari. Niente paura invece per i versamenti e i prelievi fatti sul proprio conto corrente, perché non essendo trasferimento di denaro tra soggetti diversi non ha limiti e non incappa nelle sanzioni, e per i pagamenti rateizzati in contanti come, ad esempio, le cure dentistiche.
Sanzioni per chi paga in contanti oltre i limiti
Per chi paga in contanti oltre le soglie stabilite dalla legge appena indicate sono previste le seguenti sanzioni:
- per le violazioni commesse prima del 1° luglio 2020: la multa va da un minimo di 3.000 euro a un massimo di 50.000 euro;
- per le violazioni commesse e contestate dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021 la multa va da un minimo di 2.000 euro a un massimo di 50.000 euro;
- per le violazioni commesse e contestate a decorrere dal 1° gennaio 2022, la multa va da un minimo di 1.000 euro a un massimo di 50.000 euro.
La sanzione – che non è penale, ma solo amministrativa – grava su entrambe le parti: sia su chi ha pagato che su chi ha ricevuto i soldi.
Prelievi dal conto corrente: cosa cambia con i nuovi limiti
Il nuovo Decreto Fiscale fornisce ulteriori indicazioni anche in merito ai prelievi in contanti al bancomat e allo sportello.
A tal proposito sono scattati nuovi controlli sul prelievo dal bancomat per i cittadini italiani. Secondo quanto disposto dal nuovo decreto, tutti i soggetti che forniscono servizi di prelievo contanti, ovvero Banche, Poste Italiane S.p.A., istituiti di moneta elettronica e istituti di pagamento, hanno l’obbligo di comunicare all’Agenzia delle Entrate e all’Unità di Informazione Finanziaria tutti i movimenti in contanti effettuati da parte dei loro clienti tramite bancomat o sportello.
Inoltre, sono stati imposti nuovi limiti di prelievo contanti dal conto corrente per le imprese: 1.000 euro per i prelievi giornalieri e 5.000 euro per i prelievi mensili. Una volta superata la soglia definita, scatteranno i controlli da parte delle Autorità competenti.
Occorre specificare che secondo quanto previsto dal decreto fiscale messo in atto in seguito alla Legge di Bilancio 2020, le soglie di prelievo dei contanti sul conto corrente riguardano tutte le imprese, imprenditori, artigiani e commercianti.
Sono invece esclusi dai limiti sul prelievo contanti sul conto corrente i professionisti, i quali sono tutelati da una sentenza della Corte Costituzionale 228/2014.
Si possono fare tanti pagamenti in contanti?
C’è già chi pensa che, facendo tanti pagamenti di piccolo importo, ciascuno al di sotto dei limiti in contanti, si possa aggirare il divieto. Non è così. Il pagamento frammentato si considera unitario e, quindi, rientra nel divieto.
Eccezionalmente, è consentito pagare in contanti, se l’importo delle singole rate è inferiore ai tetti appena indicati, solo quando:
- il pagamento dilazionato è previsto dal contratto (si pensi all’accordo con il dentista per pagare una cura in varie rate, ciascuna per ogni seduta oppure al patto con l’avvocato per un pagamento in base alle udienze);
- oppure rientra nella comune pratica commerciale (si pensi al pagamento di alcuni lavori di ristrutturazione che, di norma, vengono corrisposti in base agli stati di avanzamento dei lavori).